Della figura del paladino Orlando sopraffatto, la memoria popolare ha generato innumerevoli leggende, una delle quali è rimasta ancorata proprio a Saturnia, dove — si racconta — pare ancora di sentire il suono dell'Olifante quando il vento soffia nella giusta direzione.
La leggenda di Orlando

Si racconta che Orlando, in viaggio verso Parigi insieme a Rinaldo, sostò sui poggi che circondano Saturnia. All'improvviso, Rinaldo sparì nel nulla. Preoccupato, Orlando si mise a cercarlo nel paese, ma trovò le porte chiuse. Allora, con un gesto prodigioso, lanciò il cavallo oltre le mura e lo raggiunse con un salto. Il destriero atterrò lasciando impresso lo zoccolo nella pietra.
Dentro le mura, Orlando si trovò coinvolto in una battaglia furiosa. Più nemici abbatteva, più questi sembravano rialzarsi. Scoprì presto il motivo: una vecchia guaritrice curava i cavalieri feriti con un pentolino d'acqua miracolosa, ridando loro forza e vita. A quel punto, il paladino trasse la spada e colpì la donna, tagliandola in due. Poi conficcò Durlindana nel bagno da cui sgorgava l'acqua e lanciò il suo anatema:
«Bagno che di dentro sorte fora, che tu possa medicare solo raspo e rogna!»
L'acqua sprofondò nei meandri del travertino, per poi riaffiorare nel piano sottostante. Si aprì quindi una galleria sotterranea, in cui Orlando si inoltrò. Là dentro, vide statue di cavalieri, uomini e cavalli. Una donna tentò di incantarlo, ma lui non si lasciò ammaliare: estrasse la spada, pronto a colpire. La donna, però, gli si gettò ai piedi implorando pietà. Orlando la risparmiò e proseguì. Poco dopo ritrovò Rinaldo, pietrificato da un incantesimo d'amore, trasformato in statua insieme al suo cavallo.
A quel punto, Orlando perse la pazienza: colpì la donna — in realtà una strega — recidendole una gamba. Ritrovato il senno, Rinaldo si unì al compagno e insieme misero la città a ferro e fuoco.
Giunti al piano, i due paladini incontrarono Gradasso, il maomettano. Questi affrontò per primo Rinaldo, ma presto si diede alla fuga. Tornò poi all'attacco, sfidando Orlando, ma fu nuovamente sconfitto e costretto a scappare, abbandonando cavalli e provviste.
Tutto questo ci è stato tramandato da Marino Corridori e Asio Rossi, nati rispettivamente nel 1911 e 1922. Una versione leggermente diversa la raccontava anche Tebaldo Serafini, classe 1908:
«Allora Orlando trovò una vecchia e le chiese: "Com'è che più ne ferisco e più ne arrivano?" E lei: "Se mi salvi la vita, ti svelo il segreto." Orlando rispose: "Ti salvo, ma solo se ti fai battezzare." Allora la vecchia, pur di salvarsi, confessò: dentro le mura di Saturnia c'era una vasca, o bagno, e chi vi entrava ne usciva guarito.
A quel punto Orlando parlò al suo cavallo. E il cavallo, che parlava, gli disse: "Attaccati, Orlando, che salto le mura!" Una volta dentro, Orlando conficcò la spada nella vasca e pronunciò: "Bagno che sei dentro le mura, vai fora! Che tu non possa guarire altro che raspo e rogna!"
Si dice che da quel momento l'acqua sia sgorgata dove oggi si trova il celebre Bagno di Saturnia.»
Tebaldo Serafini

Il corpo filarmonico "Amilcare Ponchielli"
Un simbolo della vitalità di Saturnia è il corpo filarmonico "Amilcare Ponchielli", fondato nel 1914. Sotto la direzione di Tommaso Furzi, poi del giovane maestro mancianese Diego Chiti, il complesso ha raggiunto vette artistiche significative, diventando uno dei fiori all'occhiello della comunità locale. Grazie alla dedizione di Chiti, che ricevette un riconoscimento per i suoi trent'anni di servizio nel 1953, la passione per la musica non solo è sopravvissuta, ma continua ad alimentarsi tra i giovani saturnini, come una fiamma che arde di generazione in generazione.
La fiera del 6 maggio
La tradizione di Saturnia è indissolubilmente legata anche alla grande fiera che un tempo, il 6 maggio, si svolgeva proprio in paese. Ce la ricorda il Nicolosi, quando descrive come Saturnia convitasse allora le popolazioni alla fiera:
Saturnia rivive il suo tempo migliore. Salgono i tori poderosi dai pascoli lungo l'Ombrone; Marsiliana invia le sue pecore dai velli pregiati; le cavalle ed i puledri delle più belle razze maremmane vi convengono da Campagnatico e da Grosseto, da Val di Fiora e dal Chiarone; i bovi, maestosi come monumenti, la fanno irta delle loro corna lunate; la secolare ricchezza della Maremma affluisce tutta alla sua antica capitale. Allora fra le poche case, sorge improvvisa una nuova città di tela e di legname, l'animazione dei contratti agita la folla che s'aggira numerosa per vendere e per comprare tra il puzzo acre di fritto ed il fumo denso delle cucine all'aperto. Per un giorno Saturnia regna ancora sovrana.
Nicolosi

