Il mito fondativo e le origini pelasgiche
Saturnia è legata a un mito fondativo antico, che risale almeno all'epoca dei Pelasgi, noti per le loro straordinarie abilità nella costruzione di mura a secco — oggi dette ciclopiche — che hanno fatto pensare a un'antica fortificazione del luogo. Tuttavia, al di là della leggenda, la realtà storica — per quanto meno affascinante — non è priva di interesse. I primi a stabilirsi stabilmente nell'area furono gli Etruschi, e lo fecero con motivazioni ben fondate, come evidenziato da Cavoli: il territorio offriva prospettive favorevoli per il futuro.
Il nome etrusco di Saturnia non è certo: Urna, Urina o Aurinia? È però sicuro che furono proprio gli Etruschi a costruire una robusta cinta muraria, adattandola al profilo della rupe.

Aurinia, l'antenata etrusca
Prima di chiamarsi Saturnia, il borgo era conosciuto come Aurinia, importante centro etrusco dell'Ager Caletranus. Fu uno dei poli principali dell'antico sistema urbano della Maremma, prima che il vicino centro di Caletra perdesse il suo ruolo guida.
Nei primi secoli, Saturnia fu probabilmente soggetta a Caletra, città ricca e raffinata, a sua volta legata a Vulci, una delle dodici potenti città etrusche. Caletra conobbe un secolo di splendore, ma poi iniziò il declino. La sua collocazione è oggi incerta, anche se si suppone fosse nei pressi di Marsiliana, dove sorge il castello dei Principi Corsini.
Con il declino di Caletra, un'altra città vicina, Heba, iniziò a prosperare, attirando gli abitanti caletrani verso le sue miniere. In questo gioco di equilibri e migrazioni, Saturnia emerse come nuovo centro dominante, controllando l'area tra il Monte Amiata e il mar Tirreno, fino all'arrivo dei Romani.
L'epoca romana e la Via Clodia
Durante le guerre contro Pirro, i Romani si insediarono in Etruria e affrontarono anche Vulci. Un trattato impose a Vulci la cessione dell'Argentario e delle valli del Fiora e dell'Albegna. Dal 183 a.C., i triumviri Q. Fabio Labeone, G. Afranio Stellione e T. Sempronio Gracco fondarono a Saturnia una colonia di cittadini romani. Dai loro nomi derivano forse i toponimi Monte Labbro, Stellata e Semproniano.
I Romani vi lasciarono segni tangibili: tratti di strada lastricata, resti del castellum aquarum, mura in opus reticulatum e numerose epigrafi. La città era attraversata dalla Via Clodia, arteria che collegava Roma con la costa tirrenica, passando per Vetulonia e Roselle.
Nel 280 a.C., Saturnia divenne una prefettura con funzione militare e amministrativa: si amministrava la giustizia e si tenevano i mercati, anche se non disponeva di propri magistrati, ma riceveva ogni anno un prefetto da Roma. Il territorio di Caletra, come l'intera Maremma tosco-laziale, rappresentava una riserva agricola fondamentale per Roma, fornendo grano per la panificazione.
Guerre, distruzioni e invasioni
Nel II secolo a.C., Saturnia si espanse e visse momenti di pace, ma anche di guerra: durante la guerra civile tra Silla e Mario, nel 80 a.C., quest'ultimo trovò rifugio nella città, che fu quindi assediata e distrutta.
Ricostruita lentamente, Saturnia affrontò nuove devastazioni: nel 441 d.C., i Goti guidati da Ataulfo, di ritorno dal saccheggio di Roma, devastarono la regione, e pare che Saturnia sia stata anch'essa colpita. Subì ulteriori danni con le incursioni saracene, come quelle di Abdul Kassem.
Gli Aldobrandeschi e le contese medievali
Seguì un lungo periodo di abbandono. La storia di Saturnia riprese con gli Aldobrandeschi, signori del luogo e instancabili costruttori di castelli, che si stabilirono a Sovana dopo la caduta di Roselle. Eressero torri e fortificazioni, e decisero di mantenere in comune la proprietà delle terme, in modo che tutti potessero usufruirne.
Si racconta che Margherita Aldobrandeschi, ultima della dinastia, diede alla luce la figlia Anastasia proprio a Saturnia. In seguito, furono Orvieto e Siena a contendersi il territorio: nel 1293, Saturnia si arrese a Orvieto. Ma sei anni dopo, un'aggressione a un ambasciatore diede il pretesto a Siena per attaccare: la città fu incendiata. Nel 1299, ormai rifugio di briganti, fu definitivamente distrutta dai Senesi.
Tra il XIII e il XV secolo, Saturnia fu teatro di continue lotte tra Siena, Orvieto e Perugia, che si contendevano il feudo sovanese e soprattutto le terme, risorsa strategica e ambita. I cambiamenti politici continui e la cattiva gestione del territorio portarono al degrado.
L'abbandono e il silenzio
Nel 1416, i Senesi inviarono due muratori per sistemare la rocca, ma mancava la popolazione, stremata da decenni di violenze. Al loro posto, giunsero briganti. Due anni dopo, i Senesi ripulirono la zona con la forza e, per evitare nuovi insediamenti criminali, demolirono ogni cosa: mura, case, costruzioni.
Saturnia cadde così in un profondo stato di abbandono, spazzata dai venti invernali del Monte Amiata e soffocata, d'estate, dalla malaria delle paludi. Un cumulo di ombre, dove la storia sembrava essersi fermata.
Il rilancio nel Novecento
Durante il Medioevo, Saturnia era stata fortificata nel XV secolo da Alberto da Lugano, e le antiche mura furono rimaneggiate e riedificate più volte. Il Castello Ciacci, costruito nel 1929, rappresenta il simbolo del nuovo volto di Saturnia nel Novecento, conferendole dignità architettonica e identità visiva.
Oggi, passeggiare tra i vicoli del centro significa viaggiare nel tempo, dalle civiltà preromane fino all'età contemporanea.
